Unico rammarico: troppi km al buio!

La SRHP è  un brevetto permanente, cosa da noi in Italia pressochè sconosciuta, il percorso è ben dettagliato dal road-book e i controlli sono autogestiti con foto. Non resta che decidere data e ora della partenza secondo le proprie esigenze, avvisare l’organizzatore e mettersi in viaggio. Se percorsa da soli e in completa autonomia è un’avventura molto appagante per chi ama i percorsi mai banali e non troppo piatti. Il solo giro del canyon del Verdon, con partenza e arrivo da Carces, basterebbe per una randonnee di soddisfazione. Sophie ci ha fatto invece un grande regalo dandoci la possibilità in poco più di 600 km di attraversare tutta una serie di cime, colli e colletti che difficilmente qualcuno di noi si sognerebbe di mettere insieme in una escursione personale. Si passa attraverso strade per lo più secondarie e quasi in assenza di traffico (mese di ottobre), i paesaggi sono molto vari e, visti con i colori autunnali, sprigionano un fascino intensissimo e questo fa passare in secondo piano l’aspetto sportivo della prova. Causa altri impegni ciclistici e non, ho personalmente programmato questo giro per il mese di ottobre e ora che la prova è alle spalle sono felice di aver scelto un periodo non troppo caldo. Non ho avuto inconvenienti di alcun tipo lungo il tracciato  avendo avuto prima della partenza anche alcuni preziosi consigli dall’organizzatrice Sophie di cui ho potuto apprezzare anche la straordinaria ospitalità. Meteo perfetta e partenza alle 5 del mattino in maniche corte, gambe scoperte e portando con me solo l’essenziale, con preferenza più per il cibo che per l’abbigliamento (no antivento, no copriscarpe). Piccole soste per le foto dei controlli approfittandone sempre per mettere anche qualcosa sotto i denti, una sosta di 1 ora per dormire seguita da un’altra di 2 ore in piena notte (unico momento in cui ho infilato i gambali), cena a Sisteron, colazione a Malucene e merenda a Sault. Come segnalato nel titolo, che ho voluto per questo breve racconto, il solo peccato è stato di non potere godere dello spettacolo offerto dalla natura dalle sette di sera alle sette del mattino anche se di notte, nei boschi delle montagne, le emozioni non sono mancate. Auguro a tutti quelli che si cimenteranno su questo percorso di avere la stessa fortuna che ho avuto io e di poterne conservare un ricordo indelebile per il futuro, per quello che mi riguarda sono certo che sarà così. Ancora un grande GRAZIE a Sophie, vera amante della bicicletta e cacciatrice di sfide straordinarie. Un sentito ringraziamento anche all’amico Fulvio che ha aperto la strada con Barbara.

Aldo Mangione

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